Introduzione: perché esiste l’ONU e qual è il suo ruolo nella pace

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è l’istituzione internazionale che sin dalla sua nascita ha come obiettivo primario mantenere la pace e la sicurezza internazionale e promuovere la cooperazione tra Stati. Il suo ruolo nel prevenire e risolvere i conflitti si fonda su un quadro giuridico multilaterale unico nella storia, che connette diritto internazionale, diplomazia preventiva, peacekeeping e sviluppo sostenibile.

L’ONU è dunque sia un organismo politico-diplomatico, sia un meccanismo giuridico internazionale attraverso il quale gli Stati collaborano per affrontare crisi, conflitti armati e minacce alla sicurezza collettiva.

Origini storiche: dalla Società delle Nazioni all’ONU

Dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, emerse la consapevolezza che fosse necessario un nuovo organismo internazionale in grado di superare i limiti della Società delle Nazioni (SDN), fondata dopo la Prima guerra mondiale ma incapace di prevenire nuove guerre su vasta scala.

Nel 1945, alla conferenza di San Francisco, fu redatta e firmata la Carta delle Nazioni Unite, che entrò in vigore il 24 ottobre 1945. Questa data è celebrata ogni anno come Giornata delle Nazioni Unite.

La Carta delle Nazioni Unite si pone come documento costitutivo di diritto internazionale e sancisce obiettivi e principi fondamentali, tra cui:

– Art. 1: mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
– Art. 2: rispetto della sovranità degli Stati e divieto dell’uso della forza;
– Art. 55: promozione di diritti umani, progresso sociale ed elevamento degli standard di vita.

Strumenti giuridici e operativi dell’ONU per la pace

Il Consiglio di Sicurezza (CS)

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo centrale per la pace e la sicurezza internazionale. È l’unico organo dell’ONU con potere di deliberare misure vincolanti per gli Stati membri.

Le sue funzioni principali includono:

– Prevenzione dei conflitti: risoluzioni che riguardano crisi emergenti;
– Sanzioni internazionali: economiche, commerciali o diplomatiche per far rispettare la Carta;
– Autorizzazione di uso della forza per ripristinare la pace (es. missioni contro aggressioni esterne);
– Mandato alle missioni di peacekeeping.

I membri permanenti del Consiglio (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) esercitano un diritto di veto che condiziona fortemente la capacità decisionale.

Peacekeeping e peacebuilding

Le missioni di peacekeeping ONU sono tra gli strumenti più visibili della presenza internazionale nei teatri di conflitto. Gli “osservatori di pace” e i caschi blu operano con mandato del Consiglio di Sicurezza per:

– sorvegliare cessate il fuoco,
– proteggere civili,
– facilitare negoziati,
– supportare la transizione politica e istituzionale (peacebuilding).

Il peacekeeping si basa su tre principi:

1. Consenso delle parti;
2. Imparzialità;
3. Uso della forza solo per autodifesa o protezione del mandato.

Missioni note includono quelle in Libano (UNIFIL), Cipro (UNFICYP), Sud Sudan (UNMISS), Mali (MINUSMA).

Mediazione, diplomazia preventiva e risoluzione pacifica delle controversie

La diplomazia preventiva è un’attività continua nelle Nazioni Unite. L’art. 33 della Carta ONU invita gli Stati membri a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici, tra cui:

– negoziati bilaterali,
– mediazione di terzi (inclusa mediazione ONU),
– buone officine,
– arbitrato internazionale,
– ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia (CIJ).

La figura dell’Inviato Speciale ONU o dell’Alto Rappresentante è centrale nel facilitare dialoghi tra parti in conflitto.

Il ruolo dell’ONU nel diritto internazionale umanitario

L’ONU non solo interviene nelle relazioni fra Stati, ma promuove e difende i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Attraverso strumenti come:

– Dichiarazione universale dei diritti umani (1948),
– Convenzioni di Ginevra,
– Organismi affiliati (UNHCR, OHCHR)

l’ONU tutela civili, rifugiati, vittime di guerra e impone standard minimi di trattamento umano.

Limiti e critiche dell’ONU

Nonostante la centralità, l’ONU affronta molte difficoltà:

– Veto al Consiglio di Sicurezza: può bloccare decisioni importanti;
– Riforma del Consiglio: dibattuta da anni per rappresentare meglio la realtà multipolare;
– Vincoli di sovranità: l’ONU può richiedere ma non imporre scelte statali;
– Finanziamenti: dipendono dai contributi volontari degli Stati membri.

Critici sostengono che la struttura storica dell’ONU riflette equilibri post‑seconda guerra mondiale non più adeguati all’assetto geopolitico del XXI secolo.

6. Case study: interventi ONU nella risoluzione dei conflitti

Guerra del Golfo (1991)
Il Consiglio di Sicurezza autorizzò l’uso della forza per respingere l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, sancendo un ruolo operativo forte dell’ONU.

Bosnia e Kosovo (anni ’90)
Mediatori ONU furono centrali nei processi di pace e negli accordi di Dayton (1995), pur tra difficoltà operative.

Crisi in Africa
In Sud Sudan e Mali, le missioni ONU hanno cercato di stabilizzare territori dilaniati da conflitti etnici, con risultati parziali ma significativi nel mantenimento di corridoi umanitari e protezione civile.

Conclusioni: l’ONU come organismo di pace nel XXI secolo

L’ONU resta il pilastro giuridico e operativo della governance multilaterale della pace, nonostante limiti strutturali. Dagli strumenti di peacekeeping alla diplomazia preventiva, dal diritto internazionale umanitario alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, l’ONU è l’architrave della cooperazione internazionale per prevenire e risolvere i conflitti.

Nel contesto globale contemporaneo — caratterizzato da guerre ibride, minacce cyber e tensioni geopolitiche tra grandi potenze — il ruolo dell’ONU si evolve, richiedendo riforme e rafforzamenti di strumenti giuridici multilaterali per garantire una pace duratura e condivisa.

Lo studio

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