Frodi

Truffe online dopo le vacanze: un rischio sempre più concreto

Il rientro dalle vacanze rappresenta, per molti consumatori, il momento in cui emergono una serie di truffe online commesse durante il periodo estivo.

Un pagamento apparentemente normale può nascondere infatti una frode: una prenotazione alberghiera mai esistita, un appartamento inesistente, un falso sito di autonoleggio, un messaggio di phishing, un addebito sulla carta, un bonifico non autorizzato oppure il furto delle credenziali bancarie.

Il problema può emergere anche giorni o settimane dopo il rientro, quando il consumatore controlla l’estratto conto, le notifiche della banca o la carta di credito.

Il fenomeno riguarda sia le tradizionali truffe legate alle prenotazioni turistiche sia le frodi informatiche e finanziarie.

La Banca d’Italia, nel rapporto pubblicato nel luglio 2026 sulle operazioni fraudolente relative al secondo semestre 2025, ha evidenziato che le frodi interessano bonifici, carte di pagamento, moneta elettronica, prelievi e operazioni di e-commerce.

Per questo motivo, al rientro dalle vacanze è opportuno effettuare un vero e proprio controllo di sicurezza finanziaria e digitale.

Quali sono le truffe online più frequenti dopo le vacanze?

Le frodi possono presentarsi con modalità estremamente diverse.

Tra le più frequenti rientrano:

  • truffe sulle prenotazioni alberghiere;
  • falsi appartamenti per vacanze;
  • falsi siti di prenotazione;
  • siti clonati;
  • phishing bancario;
  • smishing tramite SMS;
  • falsi messaggi WhatsApp;
  • falsi messaggi delle banche;
  • furto delle credenziali;
  • clonazione della carta;
  • pagamenti non autorizzati;
  • falsi rimborsi;
  • truffe sui biglietti aerei;
  • falsi autonoleggi;
  • falsi operatori turistici;
  • richieste fraudolente di pagamento;
  • furto di identità digitale;
  • malware e applicazioni fraudolente;
  • falsi messaggi relativi a multe, pedaggi o pagamenti.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy raccomanda, tra l’altro, di verificare attentamente i dati del venditore, la presenza di condizioni di vendita, i recapiti e gli strumenti di pagamento prima di effettuare acquisti online.

Truffa online dopo le vacanze: cosa fare immediatamente

La prima regola è:

non aspettare.

Quando ci si accorge di essere stati vittima di una truffa online, il fattore tempo può essere determinante.

È opportuno:

  1. bloccare immediatamente la carta eventualmente compromessa;
  2. contattare la banca;
  3. disconoscere le operazioni non autorizzate;
  4. cambiare le password compromesse;
  5. conservare messaggi, e-mail e screenshot;
  6. acquisire gli estratti conto;
  7. raccogliere le ricevute dei pagamenti;
  8. conservare le conversazioni con il presunto venditore;
  9. effettuare denuncia alle autorità competenti;
  10. valutare eventuali richieste di rimborso;
  11. presentare reclamo alla banca quando necessario;
  12. valutare il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

La Banca d’Italia raccomanda di segnalare immediatamente alla banca le operazioni fraudolente e di chiedere il rimborso quando ne ricorrano i presupposti.

Ho pagato una prenotazione online che si è rivelata una truffa: posso riavere i soldi?

La risposta dipende innanzitutto da come è stato effettuato il pagamento e da quale sia concretamente la frode.

È fondamentale distinguere tra:

Pagamento non autorizzato

Il truffatore utilizza la carta o il conto del cliente senza che quest’ultimo abbia autorizzato l’operazione.

Pagamento autorizzato dal cliente

Il consumatore, ingannato dal truffatore, effettua personalmente il pagamento.

Questa distinzione è fondamentale perché il regime giuridico può essere molto diverso.

La normativa sui servizi di pagamento disciplina specificamente le operazioni non autorizzate e prevede, ricorrendone i presupposti, il diritto dell’utente al rimborso.

Truffa online e pagamento non autorizzato

Il D.Lgs. 11/2010, che ha recepito la disciplina europea sui servizi di pagamento, prevede una specifica tutela dell’utente in caso di operazioni non autorizzate.

La Banca d’Italia chiarisce che il cliente può disconoscere l’operazione e chiedere il rimborso.

Il prestatore di servizi di pagamento deve, in linea generale, effettuare il rimborso immediatamente e comunque entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui viene a conoscenza dell’operazione, salvo le specifiche eccezioni previste dalla legge.

Questo significa che, quando al rientro dalle vacanze si scopre un addebito fraudolento, non bisogna aspettare per verificare se la situazione si risolverà da sola.

Entro quanto tempo bisogna contestare un pagamento fraudolento?

La normativa prevede che il cliente debba comunicare l’operazione non autorizzata senza ingiustificato ritardo.

La Banca d’Italia ricorda inoltre che il termine massimo per contestare l’operazione è, in generale, 13 mesi dall’addebito.

Tuttavia, attendere mesi prima di agire è fortemente sconsigliabile.

La condotta corretta è:

scopro la frode → blocco lo strumento di pagamento → avviso la banca → disconosco l’operazione → raccolgo le prove.

La banca deve sempre rimborsare il cliente?

No.

Anche se esiste una tutela significativa per le operazioni non autorizzate, il rimborso non è necessariamente automatico in ogni situazione.

Particolare attenzione deve essere prestata quando il pagamento è stato effettuato utilizzando l’autenticazione forte del cliente (SCA).

La Banca d’Italia chiarisce che, anche in presenza di autenticazione forte, la banca non può limitarsi a considerare automaticamente il pagamento come autorizzato: deve valutare concretamente la condotta del cliente.

Il rimborso può essere negato, nei casi previsti dalla legge, quando il prestatore dimostri il comportamento fraudolento del cliente oppure il dolo o la colpa grave nella violazione degli obblighi di sicurezza.

Phishing durante le vacanze: la banca è responsabile?

La questione è particolarmente delicata.

Immaginiamo che durante una vacanza il consumatore riceva un SMS apparentemente proveniente dalla banca:

“È stato rilevato un accesso sospetto. Clicca qui per bloccare il conto.”

Il cliente clicca sul link, inserisce le credenziali e successivamente vengono effettuati pagamenti o bonifici.

La banca non può automaticamente sostenere:

“Hai inserito tu le credenziali, quindi la responsabilità è tua.”

Occorre verificare concretamente:

  • modalità della frode;
  • sistemi di autenticazione;
  • comportamento del cliente;
  • eventuale colpa grave;
  • sistemi di sicurezza della banca;
  • modalità di autorizzazione dell’operazione;
  • eventuali anomalie;
  • tempestività della segnalazione.

La Banca d’Italia sottolinea infatti che la mera presenza dell’autenticazione forte non è, da sola, sufficiente a dimostrare il dolo o la colpa grave del cliente.

La giurisprudenza sulle truffe bancarie online

La giurisprudenza di legittimità ha progressivamente sviluppato importanti principi in materia di phishing, operazioni non autorizzate e responsabilità dell’intermediario.

La Corte di Cassazione ha evidenziato che il prestatore di servizi di pagamento è tenuto a predisporre adeguati sistemi di sicurezza e che, in presenza di un’operazione disconosciuta, non è sufficiente dimostrare semplicemente che siano state utilizzate le credenziali del cliente.

Occorre accertare concretamente se l’operazione sia stata effettivamente autorizzata e se il cliente abbia eventualmente tenuto una condotta caratterizzata da dolo o colpa grave.

La giurisprudenza ha quindi progressivamente valorizzato la necessità di una valutazione concreta della condotta del correntista, senza automatismi fondati sulla sola utilizzazione delle credenziali.

Phishing e colpa grave del cliente

Uno degli aspetti più controversi riguarda il concetto di colpa grave.

Non ogni comportamento imprudente del cliente equivale necessariamente a colpa grave.

Deve essere valutata la concreta situazione.

Ad esempio, può assumere rilievo:

  • comunicare volontariamente password e PIN;
  • consegnare codici OTP a sconosciuti;
  • installare software su richiesta di un falso operatore;
  • ignorare evidenti avvisi di sicurezza;
  • consegnare credenziali bancarie attraverso canali palesemente sospetti.

Ma anche in questi casi occorre esaminare concretamente le modalità attraverso cui il cliente è stato ingannato.

E se la truffa riguarda una falsa casa vacanze?

Questa è una delle ipotesi più frequenti durante la stagione estiva.

Il consumatore trova online un appartamento apparentemente perfetto, effettua il pagamento e, una volta arrivato sul posto, scopre che:

  • l’immobile non esiste;
  • l’immobile esiste ma non appartiene all’inserzionista;
  • il proprietario non conosce la prenotazione;
  • l’annuncio era falso;
  • le fotografie erano state rubate;
  • il pagamento è stato effettuato a un soggetto diverso dal reale proprietario.

In questi casi la tutela deve essere costruita analizzando contratto, modalità di pagamento, piattaforma utilizzata e identità del soggetto che ha incassato il denaro.

Truffa della casa vacanze: quali prove conservare?

È fondamentale non cancellare nulla.

Devono essere conservati:

  • screenshot dell’annuncio;
  • URL della pagina;
  • fotografie;
  • conversazioni WhatsApp;
  • e-mail;
  • ricevute del bonifico;
  • ricevute della carta;
  • dati del beneficiario;
  • numero di telefono;
  • nome utilizzato dal truffatore;
  • coordinate bancarie;
  • eventuali documenti inviati;
  • comunicazioni della piattaforma;
  • eventuali testimonianze;
  • fotografie dell’immobile reale;
  • documentazione relativa al viaggio.

Queste informazioni possono diventare fondamentali sia per la denuncia penale sia per eventuali azioni civili o richieste di rimborso.

Truffa online e responsabilità della piattaforma

Una questione particolarmente complessa riguarda il ruolo delle piattaforme digitali.

Non sempre la piattaforma che ospita un annuncio può essere considerata automaticamente responsabile della frode commessa da un utente.

Occorre verificare:

  • ruolo concreto della piattaforma;
  • condizioni contrattuali;
  • modalità di verifica degli inserzionisti;
  • informazioni fornite al consumatore;
  • eventuali segnalazioni precedenti;
  • gestione della frode dopo la segnalazione;
  • normativa consumeristica applicabile.

In presenza di pratiche commerciali scorrette, può inoltre assumere rilievo l’attività dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’AGCM può intervenire nei confronti di pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli.

Falsa prenotazione: è sempre una truffa?

Non necessariamente.

È importante distinguere tra:

inadempimento contrattuale e truffa penalmente rilevante.

Per configurare una truffa non è sufficiente che un contratto non sia stato rispettato.

La fattispecie penale richiede gli specifici elementi previsti dall’articolo 640 del Codice penale, tra cui una condotta fraudolenta idonea a indurre la vittima in errore e a procurare un profitto ingiusto con danno altrui.

Se, invece, il contratto era reale ma il servizio è stato successivamente eseguito male o non eseguito, potrebbero emergere soprattutto profili di responsabilità contrattuale e di tutela del consumatore.

Truffa online e denuncia: è obbligatoria?

La denuncia non è sempre condizione necessaria per ottenere il rimborso di un’operazione di pagamento non autorizzata.

La Banca d’Italia precisa espressamente che denunciare l’accaduto alle autorità non è indispensabile per ottenere il rimborso, anche se la denuncia può essere utile per contrastare il fenomeno e documentare l’accaduto.

Dal punto di vista pratico, tuttavia, una denuncia può essere particolarmente opportuna quando:

  • è stato sottratto denaro;
  • sono state utilizzate le credenziali bancarie;
  • sono stati rubati dati personali;
  • è stata utilizzata fraudolentemente una carta;
  • sono stati commessi reati informatici;
  • sono coinvolti più soggetti;
  • occorre documentare formalmente la frode.

A chi presentare la denuncia?

La vittima può rivolgersi alle autorità competenti, fornendo tutta la documentazione disponibile.

È importante descrivere con precisione:

  • quando è avvenuto il contatto;
  • attraverso quale piattaforma;
  • quale numero o indirizzo e-mail è stato utilizzato;
  • cosa è stato comunicato;
  • quali somme sono state pagate;
  • a chi;
  • attraverso quale strumento;
  • quando è stata scoperta la frode;
  • quali interventi sono stati effettuati presso la banca.

Truffe online e Arbitro Bancario Finanziario

Quando il problema riguarda una operazione bancaria o di pagamento non autorizzata, una delle possibili strade è il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).

Prima del ricorso è normalmente necessario presentare un reclamo all’intermediario.

La Banca d’Italia indica l’ABF come strumento di tutela del cliente nei confronti del prestatore di servizi di pagamento e ricorda che, in caso di mancata risposta entro 15 giorni lavorativi o di risposta non soddisfacente, il cliente può valutare il ricorso.

E se la banca nega il rimborso?

Il diniego non significa necessariamente che la questione sia definitivamente chiusa.

È opportuno chiedere alla banca di indicare per iscritto le ragioni del rifiuto.

In particolare, bisogna comprendere se il diniego è fondato sulla presunta:

  • autorizzazione dell’operazione;
  • autenticazione forte;
  • colpa grave;
  • violazione degli obblighi di custodia;
  • frode del cliente.

La motivazione può essere fondamentale per valutare i successivi strumenti di tutela.

Il cliente può rivolgersi alla Banca d’Italia?

Sì, ma occorre distinguere il ruolo della Banca d’Italia da quello dell’autorità giudiziaria.

La Banca d’Italia può ricevere esposti e utilizzare le informazioni nell’ambito delle proprie funzioni di vigilanza, ma non decide la controversia individuale come farebbe un giudice.

Per la controversia con l’intermediario possono assumere rilievo il reclamo, l’ABF e, nei casi appropriati, l’autorità giudiziaria.

Truffa online e chargeback

Quando il pagamento è stato effettuato con carta, può essere opportuno verificare anche la possibilità di utilizzare il chargeback, se previsto dal circuito o dal contratto con l’intermediario.

Il chargeback è però distinto dal diritto al rimborso previsto dalla disciplina delle operazioni di pagamento non autorizzate.

La Banca d’Italia chiarisce che il chargeback può trovare fondamento nel rapporto contrattuale con il prestatore di servizi di pagamento e che le relative controversie possono, in determinati casi, essere portate davanti al giudice o all’ABF quando la tutela sia prevista nel contratto.

Truffe online e protezione dei dati personali

Le truffe estive possono comportare anche la sottrazione di:

  • carta d’identità;
  • codice fiscale;
  • passaporto;
  • patente;
  • numero di telefono;
  • e-mail;
  • credenziali;
  • dati della carta;
  • coordinate bancarie.

Il problema non è soltanto economico.

I dati rubati potrebbero essere utilizzati successivamente per ulteriori frodi o tentativi di furto d’identità.

È quindi opportuno cambiare immediatamente le credenziali compromesse e verificare gli account interessati.

Cosa fare se sono stati forniti i dati della carta?

Se durante una truffa sono stati comunicati i dati della carta:

1. bloccare la carta;

2. contattare immediatamente l’emittente;

3. controllare i movimenti;

4. disconoscere eventuali operazioni non autorizzate;

5. cambiare le credenziali eventualmente compromesse;

6. conservare la documentazione;

7. valutare la denuncia.

La tempestività è essenziale.

Come evitare le truffe online durante le vacanze?

La prevenzione rimane lo strumento più efficace.

Prima di effettuare un pagamento è opportuno:

  • controllare l’indirizzo del sito;
  • verificare l’identità del venditore;
  • controllare partita IVA e sede;
  • diffidare di prezzi eccessivamente bassi;
  • evitare pagamenti verso soggetti diversi dal contraente;
  • non fornire codici OTP;
  • non cliccare su link sospetti;
  • non installare applicazioni suggerite da sconosciuti;
  • utilizzare sistemi di pagamento sicuri;
  • verificare le recensioni;
  • controllare direttamente il sito ufficiale della struttura;
  • conservare la documentazione della prenotazione.

Il MIMIT raccomanda proprio di verificare attentamente i dati del venditore, i recapiti, le condizioni di vendita e gli strumenti di pagamento prima di effettuare acquisti online.

La truffa può essere scoperta dopo il rientro dalle vacanze

Non bisogna pensare che il problema riguardi esclusivamente il momento in cui si è in viaggio.

Alcune frodi possono essere scoperte settimane dopo.

Per questo è consigliabile, al rientro:

Controllare il conto corrente

Verificare tutti i movimenti.

Controllare la carta di credito

Prestare attenzione anche a piccoli addebiti.

Controllare l’e-mail

Verificare eventuali messaggi relativi a pagamenti, accessi o modifiche delle credenziali.

Controllare gli account

Verificare eventuali accessi anomali.

Controllare gli abbonamenti

Alcune frodi si concretizzano attraverso servizi ricorrenti.

Truffe online dopo le vacanze: attenzione ai piccoli addebiti

Un piccolo pagamento apparentemente insignificante può essere utilizzato per verificare se una carta sia attiva.

Successivamente potrebbero essere effettuate operazioni di importo maggiore.

Per questo motivo è importante non ignorare movimenti bancari apparentemente irrilevanti ma non riconosciuti.

La Banca d’Italia raccomanda di controllare estratti conto e notifiche per individuare tempestivamente operazioni non autorizzate.

Cosa conservare per dimostrare una truffa online?

Dal punto di vista probatorio è fondamentale raccogliere tutto.

Il fascicolo dovrebbe contenere:

  • contratto;
  • prenotazione;
  • ricevute;
  • fatture;
  • e-mail;
  • SMS;
  • chat;
  • screenshot;
  • fotografie;
  • URL;
  • dati del beneficiario;
  • estratto conto;
  • comunicazioni bancarie;
  • denuncia;
  • reclamo;
  • risposta della banca;
  • eventuale comunicazione della piattaforma.

La documentazione digitale può assumere un ruolo importante nell’eventuale procedimento civile o penale.

Truffe online: perché gli screenshot sono importanti?

Uno screenshot può documentare, ad esempio:

  • il contenuto di un annuncio;
  • il prezzo;
  • il nome dell’inserzionista;
  • una conversazione;
  • un numero di telefono;
  • una richiesta di pagamento;
  • una pagina web;
  • un’offerta.

È tuttavia opportuno conservare, quando possibile, anche il file originale, l’e-mail completa, il link e gli altri elementi che permettano di verificare l’autenticità e la provenienza della comunicazione.

Truffa online: responsabilità civile e responsabilità penale

Una stessa vicenda può presentare contemporaneamente diversi profili.

Profilo penale

Può configurarsi il reato di truffa quando ricorrono gli elementi previsti dalla legge penale.

Profilo civile

Può emergere una responsabilità contrattuale o extracontrattuale.

Profilo bancario

Può sorgere una controversia relativa al rimborso di un’operazione non autorizzata.

Profilo consumeristico

Possono emergere pratiche commerciali scorrette o pubblicità ingannevole.

La corretta qualificazione giuridica della vicenda è quindi fondamentale.

Quando rivolgersi a un avvocato?

È particolarmente opportuno valutare un’assistenza legale quando:

  • la somma persa è significativa;
  • la banca nega il rimborso;
  • il pagamento è stato effettuato tramite bonifico;
  • sono stati sottratti dati personali;
  • la truffa riguarda una piattaforma estera;
  • il venditore è irreperibile;
  • sono coinvolti più soggetti;
  • la piattaforma rifiuta di intervenire;
  • occorre contestare la responsabilità dell’intermediario;
  • è necessario valutare un’azione giudiziaria.

La valutazione professionale consente di distinguere truffa, inadempimento contrattuale, operazione non autorizzata e pratica commerciale scorretta, individuando lo strumento di tutela più appropriato.

Conclusioni

Le truffe online dopo le vacanze possono presentarsi in forme molto diverse: dalla falsa casa vacanze al phishing bancario, dal falso autonoleggio al pagamento con carta non autorizzato.

Il fatto che la frode venga scoperta soltanto al rientro non significa necessariamente che sia troppo tardi per agire.

La prima cosa da fare è ricostruire con precisione l’accaduto e distinguere il tipo di operazione.

Quando si tratta di un pagamento non autorizzato, la normativa sui servizi di pagamento prevede importanti strumenti di tutela e, ricorrendone i presupposti, il diritto al rimborso.

La Banca d’Italia chiarisce inoltre che la semplice presenza dell’autenticazione forte non consente automaticamente di attribuire la responsabilità al cliente: occorre verificare concretamente il suo comportamento e l’eventuale presenza di dolo o colpa grave.

Per questo, davanti a una truffa online, è fondamentale agire rapidamente, bloccare gli strumenti di pagamento, contestare gli addebiti, conservare tutte le prove e valutare tempestivamente le possibili azioni civili, penali, bancarie e consumeristiche.

FAQ – Truffe online dopo le vacanze

Ho scoperto al rientro dalle vacanze un pagamento che non riconosco: cosa devo fare?

Contatta immediatamente la banca, blocca lo strumento di pagamento e disconosci l’operazione. Conserva tutta la documentazione relativa alla frode.

Quanto tempo ho per contestare un pagamento non autorizzato?

In generale il termine massimo è di 13 mesi dall’addebito, ma è necessario segnalare l’operazione senza ritardo non appena viene scoperta.

La banca deve rimborsare una frode online?

In presenza di un’operazione non autorizzata, il rimborso è previsto dalla normativa, salvo le eccezioni stabilite dalla legge, tra cui determinate ipotesi di dolo o colpa grave del cliente.

Se ho cliccato su un link di phishing perdo automaticamente il diritto al rimborso?

No. La responsabilità non può essere stabilita automaticamente sulla sola base del fatto che il cliente abbia utilizzato credenziali o autenticazione. Occorre valutare concretamente la condotta e l’eventuale colpa grave.

Devo denunciare la truffa?

La denuncia non è sempre indispensabile per ottenere il rimborso di un’operazione non autorizzata, ma può essere molto utile per documentare la frode e consentire alle autorità di indagare.

Posso rivolgermi all’ABF se la banca rifiuta il rimborso?

Sì, dopo avere presentato reclamo alla banca e quando ricorrono i presupposti per il ricorso.

Cosa posso fare se una piattaforma pubblicizza una falsa casa vacanze?

Occorre verificare il ruolo della piattaforma, il rapporto contrattuale e le circostanze della frode. In presenza di pratiche commerciali scorrette è possibile anche effettuare una segnalazione all’AGCM.

 

In caso di problematiche non esitare e contatta lo Studio legale Guarnera

About the Author: Avv. Davide Guarnera

Articolo a cura dell’Avv. Davide Guarnera, avvocato del Foro di Palermo e professionista attivo nel diritto civile e condominiale. Lo Studio offre inoltre un servizio professionale di amministrazione di condomìni a Palermo e provincia, fondato su trasparenza, competenza e attenzione alle esigenze dei condòmini.
Lo studio
Avv. Davide Guarnera – Studio Legale Guarnera a Palermo

Lo studio legale Guarnera offre consulenza specializzata in diritto civile, amministrativo e internazionale, con un’attenzione particolare alla gestione condominiale. professionalità, esperienza e un approccio su misura per privati e aziende