
Trasferimenti del personale militare e delle Forze dell’Ordine
Il trasferimento rappresenta una delle questioni più delicate nel rapporto di servizio di militari, Carabinieri, Guardia di Finanza e appartenenti alle Forze di polizia.
Un cambio di sede può incidere profondamente sulla vita personale e familiare del dipendente, soprattutto quando comporta il trasferimento in un’altra provincia o regione.
Non tutti i trasferimenti, tuttavia, seguono le stesse regole. Occorre distinguere tra trasferimento d’autorità, trasferimento richiesto dall’interessato, assegnazione per esigenze familiari e trasferimento connesso all’assistenza di una persona con disabilità.
Trasferimento d’autorità: cosa significa
Il trasferimento d’autorità è disposto dall’Amministrazione per esigenze connesse all’organizzazione e al servizio.
Nel settore militare l’Amministrazione dispone di una discrezionalità particolarmente ampia. La più recente giurisprudenza amministrativa ha ribadito che il trasferimento d’autorità del militare può assumere natura di ordine e, in determinate ipotesi, non necessita della stessa motivazione richiesta per un normale provvedimento amministrativo.
Questo non significa, però, che qualsiasi trasferimento sia sottratto al controllo del giudice.
Il provvedimento può essere contestato quando emergano, ad esempio, travisamento dei fatti, sviamento di potere, manifesta irragionevolezza, violazione di norme specifiche o disparità di trattamento.
Il militare ha diritto a restare nella stessa sede?
In linea generale non esiste un diritto assoluto del militare a permanere indefinitamente nella medesima sede.
Il Consiglio di Stato ha recentemente ribadito che la permanenza in una determinata sede rappresenta una modalità di svolgimento del servizio e può essere modificata dall’Amministrazione in presenza di esigenze organizzative.
Ciò rende particolarmente importante distinguere il semplice interesse personale alla permanenza in sede dai casi nei quali intervengono specifiche tutele previste dalla legge.
Trasferimento e Legge 104
Una delle ipotesi più rilevanti riguarda il personale che assiste un familiare con disabilità grave.
La disciplina della Legge 104 trova applicazione anche nei confronti del personale militare, sebbene debba essere coordinata con le particolari esigenze delle Forze Armate.
Il Codice dell’ordinamento militare riconosce al personale interessato la possibilità di beneficiare dell’assegnazione alla sede più vicina alla persona da assistere, in presenza dei relativi presupposti.
La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che tale posizione non comporta sempre un diritto automatico al trasferimento: l’Amministrazione conserva un margine di valutazione rispetto alle esigenze della Forza Armata.
Il diniego, tuttavia, deve essere valutato attentamente, soprattutto quando l’Amministrazione non abbia adeguatamente considerato la situazione assistenziale rappresentata dal dipendente.
Trasferimento per gravi esigenze familiari
Alcuni ordinamenti prevedono inoltre strumenti di trasferimento straordinario per situazioni familiari particolarmente gravi.
Si tratta generalmente di istituti eccezionali, destinati a casi nei quali la situazione presenta caratteristiche di urgenza, gravità e non differibilità.
La giurisprudenza ha sottolineato che non si tratta di uno strumento ordinario per superare le normali procedure di mobilità: deve sussistere una situazione realmente eccezionale.
Quando il diniego di trasferimento può essere impugnato
Il diniego può essere oggetto di contestazione, tra l’altro, quando:
- l’Amministrazione non abbia considerato elementi essenziali della domanda;
- la motivazione sia contraddittoria o basata su presupposti errati;
- le esigenze di servizio indicate risultino solo apparenti;
- vi sia una disparità di trattamento rispetto a situazioni analoghe;
- siano violate specifiche disposizioni sulla tutela della disabilità o della famiglia.
La valutazione deve sempre essere effettuata sul singolo provvedimento.
È possibile chiedere la sospensione del trasferimento?
Quando l’esecuzione immediata del provvedimento può determinare un pregiudizio grave e difficilmente reversibile, insieme al ricorso può essere chiesta una misura cautelare.
Il giudice amministrativo valuterà sia la fondatezza preliminare delle contestazioni sia il rischio derivante dall’attesa della decisione definitiva.
A quale giudice rivolgersi
Per il personale militare e per il personale delle Forze di polizia in regime pubblicistico, le controversie sui trasferimenti appartengono normalmente alla giurisdizione amministrativa.
La competenza è quindi generalmente del TAR, salva la necessità di valutare la specifica posizione del dipendente e la natura dell’atto.
In questa materia gli orientamenti più significativi provengono soprattutto dal Consiglio di Stato e dai TAR, più che dalla Cassazione, che interviene principalmente nelle questioni relative al riparto di giurisdizione.
Conclusioni
Il trasferimento di un militare o di un appartenente alle Forze dell’Ordine non può essere valutato applicando automaticamente le regole del normale rapporto di lavoro.
La specificità del servizio attribuisce all’Amministrazione poteri particolarmente ampi, ma tali poteri non sono illimitati.
Quando esistono esigenze familiari, tutela della disabilità, errori nella valutazione amministrativa o elementi di manifesta irragionevolezza, è opportuno verificare tempestivamente il provvedimento e i possibili strumenti di tutela.
Per ulteriori approfondimenti su trasferimenti, procedimenti disciplinari, causa di servizio, pensione privilegiata e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, consulta la sezione Diritto militare e Forze dell’Ordine dello Studio Legale Guarnera.
Per conoscere le aree di attività e i servizi di assistenza e consulenza legale, visita il sito dello Studio Legale Guarnera.



