
La gelosia può essere una normale emozione all’interno di una relazione sentimentale, ma quando porta a controllare il cellulare del partner senza il suo consenso può trasformarsi in un comportamento giuridicamente rilevante.
Sempre più frequentemente gli studi legali ricevono richieste di assistenza da persone che scoprono che il proprio compagno o la propria fidanzata hanno letto messaggi WhatsApp, e-mail, fotografie, conversazioni Telegram o social network senza autorizzazione.
La domanda è semplice: controllare il telefono del partner è consentito dalla legge?
La risposta, nella maggior parte dei casi, è no.
Il diritto alla riservatezza esiste anche tra fidanzati
Molti ritengono erroneamente che una relazione sentimentale elimini il diritto alla privacy.
In realtà la Costituzione tutela la libertà e la segretezza delle comunicazioni, mentre il Codice della Privacy e il Codice Penale proteggono la sfera privata di ogni individuo, indipendentemente dal rapporto affettivo.
Essere fidanzati, conviventi o persino coniugi non autorizza automaticamente ad accedere al telefono dell’altro.
Ogni persona conserva il diritto di mantenere riservati:
- messaggi;
- fotografie;
- e-mail;
- chat WhatsApp;
- conversazioni Telegram;
- dati bancari;
- password;
- documenti personali.
Quando controllare il cellulare può integrare un reato
La situazione cambia a seconda delle modalità con cui viene effettuato il controllo.
Possono assumere rilievo penale condotte quali:
- sbloccare il telefono all’insaputa del proprietario;
- utilizzare password conosciute senza autorizzazione;
- installare applicazioni di controllo o spyware;
- leggere conversazioni private;
- fotografare chat;
- inoltrare messaggi ad altri.
In tali ipotesi possono venire in rilievo diverse fattispecie di reato previste dal Codice Penale, tra cui:
- accesso abusivo a sistema informatico;
- violazione, sottrazione o soppressione di corrispondenza;
- interferenze illecite nella vita privata, nei casi previsti dalla legge;
- trattamento illecito di dati personali in presenza dei relativi presupposti.
Ogni vicenda deve naturalmente essere valutata nel suo contesto concreto.
Se il cellulare era già sbloccato cambia qualcosa?
Una delle domande più frequenti riguarda il telefono lasciato incustodito.
Il fatto che il dispositivo sia acceso o privo di blocco non significa che il proprietario abbia prestato il consenso alla consultazione del suo contenuto.
L’assenza di una password non equivale ad un’autorizzazione generale.
Anche in questo caso occorre verificare tutte le circostanze del caso concreto.
La gelosia giustifica il controllo del telefono?
No.
La semplice gelosia, il sospetto di un tradimento o la volontà di “cercare la verità” non costituiscono una causa di giustificazione.
Anche qualora il partner nutrisse fondati sospetti di infedeltà, non è automaticamente legittimato a violare la riservatezza dell’altro.
Le prove ottenute mediante comportamenti illeciti possono inoltre creare ulteriori conseguenze giuridiche.
È possibile usare in giudizio le chat trovate sul cellulare?
Si tratta di una questione particolarmente delicata.
La giurisprudenza valuta caso per caso:
- come sono state acquisite le conversazioni;
- se vi fosse il consenso;
- se vi sia stata una violazione della privacy;
- quale sia il procedimento nel quale vengono prodotte.
Non esiste quindi una risposta valida per ogni situazione.
Installare un’app per controllare il partner
Negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo di applicazioni che consentono di monitorare:
- posizione GPS;
- messaggi;
- chiamate;
- fotografie;
- cronologia internet.
L’installazione di software di controllo senza il consenso dell’interessato può determinare rilevanti responsabilità civili e, nei casi previsti dalla legge, anche penali.
Cosa fare se il partner controlla il vostro cellulare
Se si scopre che il proprio telefono è stato consultato senza autorizzazione è consigliabile:
- conservare eventuali prove;
- modificare immediatamente password e sistemi di autenticazione;
- attivare l’autenticazione a due fattori;
- rivolgersi ad un avvocato per valutare le possibili azioni di tutela.
Ogni caso presenta peculiarità che richiedono una valutazione specifica.
Conclusioni
La relazione sentimentale non comporta la rinuncia ai propri diritti fondamentali.
La fiducia costituisce il presupposto di ogni rapporto affettivo; quando invece la gelosia sfocia nel controllo del cellulare, nella lettura delle conversazioni private o nell’accesso ai dati personali senza consenso, possono sorgere conseguenze giuridiche anche rilevanti.
Chi ritiene di aver subito una violazione della propria privacy dovrebbe rivolgersi tempestivamente ad un professionista per verificare la tutela più adeguata al caso concreto.



