L’Italia ha assunto, negli ultimi decenni, un ruolo crescente e strutturato nelle missioni internazionali di pace, sicurezza e cooperazione, agendo sia in ambito ONU, UE, NATO che nell’ambito di coalizioni internazionali

L’intervento italiano è oggi disciplinato da un quadro normativo complesso, fondato sui principi costituzionali, sulle norme internazionali e sul diritto interno.

1. Fondamento costituzionale e limiti all’uso della forza

La partecipazione italiana alle missioni internazionali trova il suo fondamento nell’art. 11 della Costituzione, il quale, pur ripudiando la guerra come strumento di offesa, consente le limitazioni di sovranità necessarie per garantire la pace e la giustizia tra le Nazioni nel rispetto degli impegni assunti in sede internazionale.

Tale principio ha legittimato la partecipazione dell’Italia a operazioni:
– di peacekeeping e peace-enforcement sotto egida ONU;
– di difesa collettiva nell’ambito della NATO (art. 5 Trattato del Nord Atlantico);

– di gestione delle crisi sotto l’egida dell’Unione Europea (PESC/PSDC);
– in coalizioni internazionali in assenza di un esplicito mandato ONU, purché nel rispetto del diritto internazionale.

2. Il quadro normativo interno: la Legge 145/2016

Dopo anni di proroghe annuali tramite decreti-legge, il Parlamento ha introdotto con la Legge 21 luglio 2016, n. 145 (cd. Legge quadro sulle missioni internazionali), un sistema organico e stabile per regolare:
– la partecipazione del personale militare e civile a missioni internazionali;
– le procedure autorizzative da parte del Governo e del Parlamento;
– la rendicontazione finanziaria e i controlli sulla spesa;
– le modalità di coordinamento interministeriale

La legge distingue tra missioni:
– militari condotte dalle Forze Armate;
– civili che coinvolgono polizia, cooperazione allo sviluppo, diplomazia;
– ibride con componenti miste.

Ogni missione richiede un atto di indirizzo del Parlamento che autorizza il Governo a disporre l’invio di contingenti e a stabilire le risorse economiche necessarie.

3. Tipologia delle missioni italiane

L’Italia partecipa a missioni di varia natura:
– Peacekeeping ONU come UNIFIL (Libano), UNTSO (Medio Oriente).

– Missioni NATO: KFOR (Kosovo), NATO Mission Iraq.

– Missioni UE (PSDC) come EUFOR Althea (Bosnia), EUNAVFOR Med IRINI (Mediterraneo centrale).

-Coalizioni internazionali: come la partecipazione alla Coalizione Globale anti-Daesh in Iraq e Siria, o alla missione bilaterale in Niger (MISIN).

4. Profili giuridici e operativi

Le missioni internazionali italiane comportano numerosi profili giuridici:
– Status del personale (in base agli accordi SOFA/SOMA);
– Regole d’ingaggio (ROE) definite dallo Stato Maggiore e concordate in sede internazionale;
– Responsabilità giuridica per eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario;
– Tutela e assicurazione del personale operante all’estero;
– Sovranità e consenso dello Stato ospitante.

In molti casi, la partecipazione italiana è subordinata a accordi bilaterali o trattati multilaterali che ne definiscono l’ambito d’azione.

5. Ruolo del Parlamento e controllo democratico

La partecipazione alle missioni internazionali, pur restando competenza governativa (art. 87 Cost., funzione di direzione della politica estera e militare), richiede il coinvolgimento costante del Parlamento, che:
– approva l’atto di indirizzo;
– valuta i rapporti semestrali sulla prosecuzione delle missioni;

– esercita potere di sindacato ispettivo tramite le Commissioni Esteri e Difesa.

Ciò garantisce un bilanciamento tra potere esecutivo e funzione di controllo democratica, nel rispetto del principio di separazione dei poteri.

6. Considerazioni conclusive

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei con il più alto tasso di partecipazione a missioni internazionali. Tale attività non è solo espressione della volontà di contribuire alla pace e alla stabilità, ma anche uno strumento di politica estera attiva di cooperazione interstatale e di proiezione strategica.

Tuttavia, il ricorso a missioni internazionali pone delicati problemi di bilanciamento tra sicurezza, legalità internazionale e sovranità nazionale che devono essere costantemente monitorati e regolati in modo rigoroso.

 

Fonti normative essenziali
– Costituzione della Repubblica Italiana, art. 11, 52, 87
– Legge 145/2016 (Disciplina della partecipazione italiana a missioni internazionali)
– Trattati ONU, NATO, UE
– Atti parlamentari su missioni internazionali (XVIII e XIX legislatura)

Lo studio

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