
Il conflitto armato esploso il 28 febbraio 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran rappresenta una delle più rilevanti crisi sistemiche dell’ordine internazionale contemporaneo. L’offensiva iniziale condotta da Washington e Tel Aviv, volta a neutralizzare il programma nucleare iraniano e a destabilizzare la leadership politico-militare di Teheran, ha determinato una rapida escalation regionale, trasformando uno scontro latente in una guerra aperta su scala mediorientale.
La peculiarità del conflitto risiede nella sua natura ibrida e multilivello, che combina attacchi convenzionali, guerra per procura e dimensione economico-energetica globale.
2. Contesto geopolitico e cause del conflitto
Le radici della guerra affondano in un processo di deterioramento progressivo delle relazioni tra Iran e blocco occidentale, acuitosi tra il 2023 e il 2026.
Tra i principali fattori causali si individuano:
• Il programma nucleare iraniano, percepito come minaccia esistenziale da Israele e come rischio strategico dagli Stati Uniti
• La rete di proxy regionali iraniani (Hezbollah, milizie sciite in Iraq e Siria)
• Il fallimento dei negoziati diplomatici, interrotti proprio nei giorni precedenti l’attacco
• La repressione interna iraniana, che ha contribuito a giustificare, nella narrativa occidentale, un intervento anche con finalità di regime change
L’operazione militare iniziale ha colpito infrastrutture strategiche e leadership politica, causando – secondo diverse fonti – la morte della guida suprema Ali Khamenei e di altri alti funzionari.
Tuttavia, contrariamente alle aspettative, il sistema politico iraniano non è collassato, ma si è ricompattato attorno ai Pasdaran (IRGC), rafforzando una linea ancora più radicale.
3. Profili giuridici: uso della forza e diritto internazionale
Dal punto di vista del diritto internazionale, il conflitto solleva questioni di estrema rilevanza.
3.1. Il divieto dell’uso della forza (art. 2(4) Carta ONU)
L’attacco preventivo USA-Israele pone seri dubbi di compatibilità con il principio di divieto dell’uso della forza, salvo che si configuri:
• legittima difesa preventiva (dottrina controversa)
• o legittima difesa anticipata contro una minaccia imminente
Nel caso di specie, la difficoltà risiede nel dimostrare l’imminenza dell’attacco iraniano, elemento essenziale per la legalità dell’azione.
3.2. Legittima difesa collettiva
Israele e Stati Uniti hanno giustificato l’intervento come risposta a una minaccia sistemica (missili, nucleare, proxy). Tuttavia, la dottrina prevalente richiede:
• un attacco armato già in corso
• o imminente e inevitabile
Condizioni non universalmente riconosciute nella comunità internazionale.
3.3. Diritto dei conflitti armati (IHL)
Le operazioni militari hanno colpito:
• infrastrutture militari
• ma anche obiettivi civili e infrastrutture critiche
con possibili violazioni dei principi di:
• distinzione
• proporzionalità
• necessità militare
Inoltre, la dimensione transnazionale del conflitto (attacchi in diversi Paesi) solleva problemi relativi alla qualificazione giuridica: guerra internazionale classica o conflitto armato complesso multi-teatro.
4. Dinamiche strategiche del conflitto
4.1. Superiorità militare vs resilienza asimmetrica
Gli Stati Uniti e Israele godono di superiorità tecnologica e aerea, avendo distrutto gran parte delle difese iraniane nelle prime fasi del conflitto.
Tuttavia, l’Iran ha reagito con:
• attacchi missilistici e droni su larga scala
• chiusura o minaccia allo stretto di Hormuz
• attivazione di attori proxy regionali
Questa dinamica evidenzia una classica asimmetria: vantaggio tattico occidentale vs profondità strategica iraniana.
4.2. Dimensione energetica
La crisi dello stretto di Hormuz ha effetti globali:
• interruzione delle rotte petrolifere
• aumento dei prezzi energetici
• impatto diretto sulle economie europee
confermando la centralità del Golfo Persico come nodo geopolitico globale.
5. Scenari futuri
L’evoluzione del conflitto appare incerta e dipende da variabili politiche, militari ed economiche.
Scenario 1: Guerra prolungata a bassa intensità
• prosecuzione di attacchi aerei e cyber
• conflitto regionale diffuso (Libano, Iraq, Siria)
• assenza di vittoria decisiva
È lo scenario più realistico nel breve periodo.
Scenario 2: Escalation regionale totale
• coinvolgimento diretto di altri Stati (es. Arabia Saudita, Hezbollah)
• attacchi su larga scala contro infrastrutture energetiche
• possibile crisi globale
Questo scenario comporterebbe una destabilizzazione sistemica dell’ordine internazionale.
Scenario 3: Intervento terrestre e cambio di regime
• ingresso di truppe USA
• tentativo di rovesciamento del regime iraniano
Scenario ad alto rischio, storicamente problematico (Iraq 2003), e attualmente poco sostenuto anche internamente negli Stati Uniti.
Scenario 4: Negoziato e congelamento del conflitto
Nonostante dichiarazioni politiche contrarie, potrebbero emergere:
• negoziati indiretti
• cessate il fuoco temporanei
• accordi sul nucleare
Tuttavia, la radicalizzazione del regime iraniano rende difficile una soluzione diplomatica immediata.
Scenario 5: Escalation nucleare (worst case)
• accelerazione del programma nucleare iraniano
• possibile uso o proliferazione nucleare
Scenario remoto ma non impossibile, che segnerebbe una rottura irreversibile dell’ordine globale.
Implicazioni per l’Europa e l’Italia
L’Europa appare marginale nella gestione del conflitto, limitandosi a posizioni diplomatiche. Tuttavia, le conseguenze sono dirette:
• crisi energetica
• instabilità economica
• rischio terrorismo e sicurezza
Per l’Italia, la questione è duplice:
• tutela degli interessi energetici
• ruolo geopolitico nel Mediterraneo allargata
Conclusioni
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran rappresenta un punto di svolta nella geopolitica contemporanea.
Essa evidenzia:
• la crisi del sistema multilaterale
• l’erosione del diritto internazionale sull’uso della forza
• il ritorno della guerra interstatale ad alta intensità
Sul piano giuridico, il conflitto pone interrogativi irrisolti sulla legittimità dell’uso della forza preventiva. Sul piano geopolitico, segna l’ingresso in una fase di instabilità sistemica globale, in cui il Medio Oriente torna ad essere epicentro di tensioni strategiche planetarie



