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Introduzione

Stretto di Hormuz, Iran, Stati Uniti, Italia, Unione europea, libertà di navigazione, diritto internazionale, sicurezza energetica e interessi strategici europei sono oggi elementi strettamente collegati.

La crisi di Hormuz non può essere considerata una semplice controversia regionale. La sua rilevanza investe direttamente il commercio internazionale, la sicurezza energetica, la libertà di navigazione, la stabilità dei mercati e, più in generale, la sicurezza economica dell’Italia e dell’Unione europea.

Aggiornamento al 12 agosto 2026. La situazione rimane estremamente delicata: dopo il conflitto esploso tra Iran e Stati Uniti e il successivo accordo annunciato nel giugno 2026, l’Iran ha nuovamente dichiarato l’11 agosto che lo Stretto resterà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non modificheranno la propria posizione e non saranno soddisfatte le condizioni poste da Teheran.

Il dato geopolitico fondamentale è quindi evidente: Hormuz continua a rappresentare una leva strategica capace di incidere contemporaneamente sulla sicurezza, sull’energia e sull’economia europea.

1. Perché lo Stretto di Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz costituisce uno dei principali chokepoint marittimi del pianeta.

Attraverso questo passaggio transitano enormi quantità di petrolio, prodotti energetici e merci dirette verso i mercati internazionali.

La sua eventuale chiusura o anche una significativa riduzione della navigabilità produce effetti che superano immediatamente i confini del Golfo Persico.

L’Organizzazione Marittima Internazionale ha sottolineato come qualsiasi interruzione della navigazione nello Stretto produca conseguenze sulla sicurezza energetica e alimentare mondiale.

Per l’Europa, pertanto, Hormuz non rappresenta soltanto una questione di politica estera.

È una questione di:

  • sicurezza energetica;
  • sicurezza delle catene di approvvigionamento;
  • competitività industriale;
  • inflazione;
  • trasporto marittimo;
  • sicurezza alimentare;
  • stabilità finanziaria;
  • sicurezza nazionale ed europea.

2. Il conflitto Iran-USA e la dimensione internazionale della crisi

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti ha trasformato lo Stretto di Hormuz in uno dei principali teatri della competizione geopolitica internazionale.

La crisi ha coinvolto non soltanto Washington e Teheran, ma anche gli Stati del Golfo, l’Unione europea, il Regno Unito, le Nazioni Unite, l’IMO e gli operatori commerciali internazionali.

L’Unione europea ha assunto una posizione distinta rispetto alle parti direttamente coinvolte nel conflitto, insistendo sulla necessità di cessare le ostilità, rispettare il diritto internazionale e garantire la libertà di navigazione.

Il Consiglio dell’UE ha espressamente qualificato le azioni iraniane contro le navi in transito a Hormuz come contrarie al diritto internazionale e lesive dei diritti di passaggio in transito e passaggio inoffensivo attraverso gli stretti internazionali.

Questa posizione è particolarmente importante perché consente di distinguere la questione della libertà di navigazione dalla più ampia controversia politica e militare tra Washington e Teheran.

3. Il principio della libertà di navigazione

Il primo grande tema giuridico riguarda la possibilità per gli Stati costieri di impedire o limitare unilateralmente il transito attraverso uno stretto internazionale.

Il riferimento fondamentale è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

L’IMO ha ribadito nel corso della crisi che il principio della libertà di navigazione costituisce un principio fondamentale del diritto marittimo internazionale.

Nel luglio 2026 il Consiglio dell’IMO ha inoltre riaffermato che il diritto di passaggio in transito attraverso gli stretti utilizzati per la navigazione internazionale non deve essere minacciato, impedito, negato, ostacolato o sospeso.

Il principio assume una rilevanza enorme per l’Italia e per l’Europa.

Una restrizione arbitraria della navigazione commerciale può infatti produrre conseguenze dirette sulla libertà del commercio internazionale.

4. Iran e diritto internazionale: quali sono i limiti?

Il riconoscimento della rilevanza strategica dell’Iran non significa che Teheran possa disporre liberamente della navigazione nello Stretto.

L’Iran è uno degli Stati rivieraschi e possiede interessi di sicurezza legittimi.

Tuttavia, tali interessi devono essere esercitati nel rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale.

Il Consiglio dell’UE ha espressamente affermato che le azioni iraniane contro le navi in transito nello Stretto violano i diritti di passaggio riconosciuti dal diritto internazionale.

Il problema giuridico diventa quindi quello del bilanciamento tra sicurezza dello Stato costiero e libertà internazionale di navigazione.

5. Il punto più delicato: sicurezza iraniana e libertà di navigazione

Dal punto di vista geopolitico, Teheran considera Hormuz una delle principali leve strategiche a propria disposizione.

Dal punto di vista giuridico, invece, la possibilità di utilizzare tale leva deve confrontarsi con il diritto internazionale.

È proprio questa sovrapposizione tra:

sicurezza nazionale iraniana

e

libertà internazionale di navigazione

a rendere la questione estremamente complessa.

L’Europa deve quindi evitare due errori opposti:

  1. considerare irrilevanti le esigenze di sicurezza dell’Iran;
  2. accettare che la sicurezza di uno Stato possa tradursi in una chiusura arbitraria di una rotta internazionale.

La soluzione più coerente con il diritto internazionale è quella di ricercare un meccanismo multilaterale di sicurezza della navigazione.

6. L’Italia ha un interesse diretto nella crisi di Hormuz

Per l’Italia la questione assume una particolare rilevanza.

Il Governo italiano ha definito il blocco di Hormuz non come una semplice crisi regionale, ma come uno shock globale capace di incidere sulla sicurezza energetica, sulla competitività industriale e sugli equilibri economici internazionali.

Roma ha inoltre dichiarato la propria disponibilità, una volta concluse le ostilità e alle condizioni necessarie, a partecipare a una coalizione internazionale di carattere difensivo destinata a contribuire al ripristino della libertà di navigazione.

Questa posizione evidenzia un elemento fondamentale:

la tutela di Hormuz costituisce anche una forma di tutela dell’interesse nazionale italiano.

7. Gli interessi italiani da proteggere

Gli interessi italiani possono essere suddivisi in almeno cinque grandi categorie.

1. Sicurezza energetica

L’Italia deve evitare che un’interruzione prolungata delle rotte energetiche produca una crisi dell’approvvigionamento o un aumento incontrollato dei prezzi.

2. Sicurezza delle imprese

L’aumento dei costi energetici e logistici può incidere direttamente sulla competitività dell’industria italiana.

3. Sicurezza alimentare

L’aumento del costo dell’energia e dei trasporti può ripercuotersi sull’intera catena agroalimentare.

Il Ministro degli Esteri italiano ha evidenziato proprio il rischio di conseguenze sulla sicurezza alimentare e sulla stabilità regionale.

4. Protezione dei cittadini italiani

La crisi coinvolge anche cittadini, lavoratori e imprese presenti nella regione.

5. Libertà del commercio marittimo

L’Italia, quale grande Paese marittimo e commerciale, ha un interesse strategico alla continuità delle rotte internazionali.

8. L’interesse europeo è ancora più ampio

L’Unione europea ha riconosciuto espressamente che la crisi di Hormuz può incidere su:

  • sicurezza energetica;
  • prezzi dell’energia;
  • catene di approvvigionamento;
  • migrazione;
  • sicurezza regionale;
  • commercio internazionale.

Il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di monitorare proprio queste conseguenze e di proporre, se necessario, misure di risposta.

La crisi dimostra quindi che la sicurezza energetica è ormai parte integrante della sicurezza strategica europea.

9. Hormuz e autonomia strategica europea

La crisi pone una domanda molto più ampia:

può l’Europa considerarsi strategicamente autonoma se una crisi in un singolo stretto marittimo può incidere così profondamente sulla sua economia?

La risposta dovrebbe essere negativa.

L’autonomia strategica europea non significa necessariamente indipendenza dagli Stati Uniti.

Significa piuttosto capacità dell’Unione di:

  • proteggere le proprie rotte commerciali;
  • diversificare le fonti energetiche;
  • garantire infrastrutture strategiche;
  • proteggere le proprie navi;
  • intervenire diplomaticamente;
  • coordinare gli Stati membri;
  • reagire alle crisi senza dipendere integralmente da decisioni assunte da potenze esterne.

Hormuz costituisce quindi un test concreto dell’autonomia strategica europea.

10. Il ruolo della NATO e quello dell’Unione europea

È importante non confondere i due livelli.

La NATO opera principalmente nel settore della sicurezza e della difesa collettiva degli Stati membri.

L’Unione europea, invece, dispone di strumenti diplomatici, economici, commerciali, sanzionatori e, nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune, anche operativi.

Non ogni minaccia alla libertà di navigazione comporta automaticamente l’applicazione dell’art. 5 del Trattato NATO.

La tutela di una rotta commerciale internazionale può essere perseguita attraverso strumenti multilaterali differenti, senza trasformare automaticamente una crisi regionale in un conflitto diretto tra Alleanza Atlantica e Iran.

Questa distinzione è fondamentale per evitare un’escalation incontrollata.

11. Il ruolo delle missioni navali europee

L’Unione europea dispone già di esperienze operative nel settore della sicurezza marittima.

Il Consiglio europeo ha richiamato espressamente il ruolo delle operazioni EUNAVFOR ASPIDES ed EUNAVFOR ATALANTA, chiedendone il potenziamento con mezzi supplementari nei rispettivi mandati.

Questo modello potrebbe rappresentare una base per una futura architettura europea di sicurezza marittima.

Tuttavia, un eventuale impiego di forze navali europee a Hormuz dovrebbe essere costruito su una base giuridica chiara e su un mandato politicamente definito.

12. La tutela militare delle navi italiane ed europee

La domanda più delicata è probabilmente questa:

l’Italia e l’Europa possono proteggere militarmente le proprie navi?

La risposta non può essere astratta.

Occorre distinguere tra:

  • autodifesa;
  • scorta navale;
  • operazioni di protezione della navigazione;
  • operazioni di evacuazione;
  • contrasto ad attacchi armati;
  • operazioni coercitive;
  • uso della forza contro infrastrutture o forze militari iraniane.

Quanto più l’intervento si sposta dalla semplice protezione delle navi verso un’azione militare contro uno Stato, tanto più diventano centrali la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale umanitario, il diritto dei conflitti armati e la base giuridica specifica dell’operazione.

La tutela della navigazione non può quindi essere utilizzata come formula generica per legittimare qualsiasi uso della forza.

13. Il problema dell’uso della forza

Il principio generale del diritto internazionale è contenuto nell’art. 2, par. 4, della Carta delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato.

Esistono tuttavia eccezioni e situazioni giuridiche specifiche, tra cui il diritto di autodifesa individuale o collettiva previsto dall’art. 51 della Carta ONU.

Questo significa che la protezione di una nave italiana attaccata non può essere equiparata automaticamente a un’operazione offensiva contro l’Iran.

La distinzione tra difesa, deterrenza e azione offensiva è quindi essenziale.

14. Il ruolo delle Nazioni Unite

La crisi di Hormuz ha assunto anche una dimensione istituzionale internazionale.

L’IMO ha ripetutamente chiesto il rispetto della libertà di navigazione e la protezione dei marittimi.

Nel marzo 2026 il Consiglio dell’IMO ha condannato le minacce e gli attacchi contro le navi commerciali e ha richiamato la necessità di un approccio coordinato e internazionale alla sicurezza della navigazione.

L’IMO ha inoltre sottolineato che le navi commerciali e i loro equipaggi non possono diventare vittime delle tensioni geopolitiche.

15. La protezione dei marittimi è un obbligo prioritario

La crisi non riguarda soltanto petrolio, gas e mercati.

Riguarda anche migliaia di persone che lavorano a bordo delle navi.

Nel giugno 2026 l’IMO ha avvertito che non esistevano condizioni di passaggio sicuro nello Stretto in assenza di adeguate garanzie di sicurezza, sottolineando che la protezione della vita dei marittimi deve prevalere su qualsiasi esigenza commerciale.

Questo principio deve essere centrale anche nell’eventuale elaborazione di un corridoio europeo per la navigazione.

16. Il rischio di mine e attacchi alle navi

La crisi ha evidenziato anche rischi di natura eminentemente operativa.

L’IMO ha segnalato il pericolo derivante dalla possibile presenza di mine e da ulteriori attacchi alle navi, invitando alla massima cautela.

La sicurezza di Hormuz non può quindi essere assicurata semplicemente dichiarando che lo Stretto è “aperto”.

È necessario garantire un passaggio realmente sicuro.

Questo richiede:

  • informazioni aggiornate;
  • sorveglianza marittima;
  • capacità di ricerca e soccorso;
  • eventuale bonifica da ordigni;
  • coordinamento militare e civile;
  • comunicazioni sicure;
  • intelligence marittima;
  • protocolli di emergenza.

17. Il problema delle “zone di sicurezza”

Uno dei problemi giuridici più complessi potrebbe emergere qualora uno Stato tentasse di creare unilateralmente una zona di controllo all’interno dello Stretto.

Un eventuale sistema che obbligasse le navi a comunicare:

  • identità;
  • carico;
  • destinazione;
  • nazionalità;
  • itinerario;

e che subordinasse il transito a un’autorizzazione preventiva o al pagamento di un pedaggio potrebbe entrare in conflitto con il regime internazionale del passaggio.

Il Consiglio dell’UE ha denunciato proprio l’esistenza di un sistema nel quale navi sarebbero state sottoposte a richieste di identificazione, informazioni sul carico e sulla destinazione e, in alcuni casi, al pagamento di pedaggi per ottenere il transito.

18. Le sanzioni europee contro l’Iran

L’Unione europea non si è limitata alle dichiarazioni politiche.

Nel maggio 2026 il Consiglio ha ampliato il quadro giuridico delle sanzioni europee per includere soggetti coinvolti in azioni e politiche iraniane che minacciano la libertà di navigazione in Medio Oriente.

L’8 giugno 2026 il Consiglio ha poi adottato ulteriori misure restrittive nei confronti di due persone e un’entità, nell’ambito del quadro relativo alla libertà di navigazione nello Stretto.

Questo dimostra che l’UE dispone di uno strumento di pressione diverso dall’intervento militare.

Le sanzioni mirate possono rappresentare una risposta graduata, evitando che ogni violazione della libertà di navigazione conduca immediatamente a un confronto armato.

19. Il dilemma europeo: difendere Hormuz senza entrare nella guerra

Questo è probabilmente il nodo geopolitico più importante.

L’Europa deve contemporaneamente:

proteggere la libertà di navigazione

e

evitare di essere trascinata in una guerra diretta tra Iran e Stati Uniti.

Le due esigenze non sono necessariamente incompatibili.

L’Europa può perseguire una strategia fondata su:

  • diplomazia;
  • deterrenza;
  • sicurezza marittima;
  • sanzioni mirate;
  • protezione delle navi;
  • coordinamento con l’ONU;
  • cooperazione con gli Stati del Golfo;
  • diversificazione energetica.

Questa strategia consentirebbe di difendere gli interessi europei senza assumere automaticamente una posizione di belligeranza.

20. L’interesse italiano alla stabilità del Mediterraneo

Per l’Italia esiste un ulteriore elemento strategico.

Una crisi prolungata nel Golfo Persico non rimane confinata al Golfo.

Può produrre effetti a catena:

Hormuz → energia → prezzi → inflazione → industria → commercio → Mediterraneo → sicurezza europea.

Inoltre, l’instabilità regionale può amplificare fenomeni migratori, criminalità transnazionale, traffici illeciti e instabilità politica nei Paesi vicini.

Il Governo italiano ha evidenziato proprio il collegamento tra crisi di Hormuz, sicurezza energetica e sicurezza alimentare.

21. Il rischio energetico per l’Italia

L’energia rappresenta uno dei principali canali attraverso i quali la crisi di Hormuz può colpire l’economia italiana.

Anche quando l’Italia riesce a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, una crisi di Hormuz può provocare un aumento internazionale dei prezzi.

Il problema non è quindi soltanto:

“Quanto petrolio arriva direttamente dall’area?”

ma anche:

“Quanto aumenta il prezzo dell’energia sui mercati internazionali?”

Questo secondo effetto può essere persino più importante del primo.

22. Hormuz e inflazione

Una crisi prolungata può generare una sequenza economica potenzialmente pericolosa:

riduzione dell’offerta energetica → aumento del prezzo del petrolio e del gas → aumento dei costi di trasporto → aumento dei costi industriali → aumento dei prezzi finali → pressione inflazionistica.

L’impatto può estendersi quindi ben oltre il settore energetico.

Industria, agricoltura, trasporti, logistica e distribuzione possono essere interessati contemporaneamente.

23. La sicurezza delle catene di approvvigionamento

Il Consiglio europeo ha esplicitamente indicato tra le aree di possibile impatto della crisi le catene di approvvigionamento.

L’Europa deve quindi considerare Hormuz anche come una questione di resilienza economica.

Una strategia europea seria dovrebbe comprendere:

  • diversificazione dei fornitori;
  • riserve strategiche;
  • percorsi alternativi;
  • capacità portuale;
  • infrastrutture energetiche resilienti;
  • interconnessioni;
  • stoccaggi;
  • coordinamento tra Stati membri.

24. Cosa dovrebbe fare l’Italia

Dal punto di vista strategico, l’Italia dovrebbe perseguire almeno otto obiettivi.

1. Rafforzare la diplomazia

Roma deve mantenere un canale di dialogo sia con Washington sia con gli interlocutori regionali.

2. Rafforzare il coordinamento europeo

La crisi non può essere gestita efficacemente da singoli Stati.

3. Proteggere le navi italiane

Occorre garantire adeguati strumenti di sicurezza per le unità commerciali nazionali.

4. Diversificare l’energia

La sicurezza energetica deve essere considerata parte della sicurezza nazionale.

5. Rafforzare le infrastrutture

Rigassificatori, reti, stoccaggi, interconnessioni e porti assumono valore strategico.

6. Preparare piani di emergenza

Le imprese devono essere preparate a scenari di interruzione prolungata.

7. Proteggere i cittadini italiani

Deve essere mantenuta una capacità di evacuazione e assistenza.

8. Evitare l’escalation

La protezione degli interessi italiani non richiede necessariamente l’ingresso diretto nel conflitto.

25. Cosa dovrebbe fare l’Unione europea

A livello europeo la risposta dovrebbe essere ancora più ambiziosa.

L’UE dovrebbe costruire una vera strategia europea per la sicurezza delle rotte marittime strategiche.

Hormuz, Mar Rosso, Suez e Mediterraneo devono essere considerati come parti di un unico sistema.

La sicurezza del commercio europeo non può essere affidata esclusivamente alla capacità militare statunitense.

È necessario sviluppare una capacità europea autonoma di:

  • sorveglianza;
  • intelligence;
  • protezione navale;
  • diplomazia;
  • gestione delle crisi;
  • protezione delle infrastrutture energetiche.

26. La strategia migliore: deterrenza senza escalation

L’obiettivo europeo dovrebbe essere quello di raggiungere una posizione nella quale nessuna parte abbia interesse a chiudere definitivamente Hormuz.

La deterrenza deve essere accompagnata dalla diplomazia.

La formula potrebbe essere:

“libertà di navigazione garantita, ma nessuna volontà europea di trasformare Hormuz in un nuovo fronte di guerra”.

Questa impostazione consentirebbe di preservare gli interessi europei mantenendo aperto lo spazio negoziale.

27. Il possibile ruolo dell’Italia come ponte diplomatico

L’Italia possiede una posizione geopolitica particolare.

È:

  • membro fondatore dell’Unione europea;
  • membro NATO;
  • membro del G7;
  • grande Paese mediterraneo;
  • importante economia industriale;
  • Stato con rilevanti interessi commerciali marittimi.

Questa posizione potrebbe consentire a Roma di svolgere un ruolo di mediazione e dialogo.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di evitare che il Mediterraneo diventi la naturale estensione della crisi del Golfo.

28. La questione giuridica fondamentale: interesse nazionale e diritto internazionale

La tutela dell’interesse italiano non può essere separata dal diritto internazionale.

L’Italia deve perseguire la sicurezza delle proprie navi e dei propri cittadini attraverso strumenti compatibili con:

  • Carta ONU;
  • UNCLOS;
  • diritto internazionale consuetudinario;
  • diritto internazionale umanitario;
  • diritto dell’Unione europea;
  • normativa nazionale sulle missioni internazionali.

La legittimità dell’azione italiana deve essere quindi valutata prima della sua opportunità politica.

Questo principio è fondamentale soprattutto quando viene ipotizzato l’impiego della forza.

29. Il diritto internazionale come strumento di protezione dell’Europa

Il diritto internazionale non deve essere considerato soltanto un limite all’azione degli Stati.

Può diventare uno strumento di tutela degli interessi europei.

Il principio della libertà di navigazione consente infatti all’Europa di sostenere giuridicamente la necessità di mantenere aperta una rotta strategica senza dover trasformare automaticamente la questione in un conflitto militare.

È questa probabilmente la maggiore forza della posizione europea.

30. Uno scenario di lungo periodo

Anche qualora venisse raggiunta una stabilizzazione politica, la questione di Hormuz non scomparirebbe.

Il problema strutturale rimarrebbe.

Finché una singola area geografica potrà condizionare in modo così significativo l’approvvigionamento energetico mondiale, Europa e Italia resteranno vulnerabili.

La crisi dovrebbe quindi rappresentare un incentivo ad accelerare:

  • transizione energetica;
  • diversificazione delle fonti;
  • energie rinnovabili;
  • interconnessioni;
  • accumulo energetico;
  • infrastrutture strategiche;
  • sicurezza marittima europea.

31. Conclusioni: Hormuz è una questione italiana ed europea

Lo Stretto di Hormuz non è soltanto una questione iraniana o americana.

È una questione internazionale che riguarda direttamente l’Italia e l’Unione europea.

La libertà di navigazione, la sicurezza dei marittimi e la continuità delle rotte commerciali costituiscono interessi fondamentali per l’economia europea.

L’Unione europea ha già assunto una posizione giuridica chiara: le azioni che ostacolano il transito nello Stretto sono incompatibili con il diritto internazionale e l’UE intende utilizzare anche strumenti sanzionatori contro i soggetti responsabili.

L’Italia, dal canto suo, ha riconosciuto che la crisi di Hormuz rappresenta uno shock globale con conseguenze sulla sicurezza energetica, sulla competitività industriale e sulla stabilità economica.

La soluzione non può però essere esclusivamente militare.

L’interesse italiano ed europeo deve essere tutelato attraverso una combinazione di:

diritto internazionale + diplomazia + deterrenza + sicurezza marittima + autonomia energetica + cooperazione europea.

La vera sfida strategica non consiste semplicemente nel riaprire Hormuz, ma nel fare in modo che nessuna futura crisi possa trasformare nuovamente quello Stretto in un punto di vulnerabilità capace di condizionare l’intera economia europea.

In questa prospettiva, Hormuz rappresenta una delle più importanti lezioni geopolitiche del 2026:

la sicurezza energetica, la sicurezza marittima e la sicurezza nazionale sono ormai tre dimensioni della stessa strategia.

Per l’Italia, e per l’Europa, proteggere Hormuz significa dunque proteggere non soltanto una rotta commerciale, ma la libertà dei traffici, la stabilità economica e la capacità dell’Europa di difendere autonomamente i propri interessi strategici.

Studio Legale Guarnera
Approfondimento giuridico e geopolitico – diritto internazionale, sicurezza marittima, interessi italiani ed europei.

FAQ – Stretto di Hormuz, Iran, Stati Uniti e interessi italiani

Perché lo Stretto di Hormuz è strategico per l’Italia?

Perché costituisce una delle principali rotte energetiche e commerciali mondiali. Una sua interruzione può produrre effetti sui prezzi dell’energia, sui trasporti, sull’industria e sulle catene di approvvigionamento europee.

L’Iran può chiudere unilateralmente lo Stretto di Hormuz?

La questione deve essere valutata alla luce del diritto internazionale del mare. L’IMO e l’UE hanno ribadito che il diritto di passaggio attraverso gli stretti internazionali utilizzati per la navigazione internazionale deve essere rispettato.

L’Europa può intervenire militarmente per proteggere le proprie navi?

Non esiste una risposta automatica. Occorre individuare una specifica base giuridica, distinguendo tra autodifesa, protezione delle navi, operazioni di scorta e vere e proprie operazioni offensive.

L’Italia può partecipare a una missione internazionale per Hormuz?

In linea generale, una partecipazione italiana dovrebbe essere autorizzata e disciplinata secondo l’ordinamento nazionale e sulla base del mandato internazionale dell’operazione. Il Governo italiano ha dichiarato nel maggio 2026 la disponibilità a partecipare, una volta concluso il conflitto e alle condizioni necessarie, a una coalizione internazionale difensiva per il ripristino della libertà di navigazione.

Le sanzioni europee possono essere utilizzate contro chi ostacola la navigazione?

Sì. Nel 2026 il Consiglio dell’UE ha esteso il proprio quadro sanzionatorio per colpire soggetti coinvolti in azioni iraniane che minacciano la libertà di navigazione e ha successivamente adottato ulteriori designazioni.

La crisi di Hormuz può provocare una crisi energetica in Italia?

Può produrre almeno un significativo rischio di aumento dei prezzi dell’energia e di pressione sulle catene di approvvigionamento, anche indipendentemente dalla quantità di energia direttamente importata dall’area.

Perché Hormuz riguarda anche la sicurezza alimentare?

Perché energia, fertilizzanti, trasporto marittimo e logistica sono strettamente interconnessi. Il Governo italiano ha evidenziato proprio il rischio di conseguenze sulla sicurezza alimentare derivanti dalla crisi.

Qual è la posizione dell’Unione europea?

L’UE sostiene il rispetto del diritto internazionale, la libertà di navigazione e il passaggio libero e sicuro attraverso Hormuz, chiedendo contemporaneamente la cessazione delle ostilità e una soluzione diplomatica.

Avv. Davide Guarnera
Studio Legale Guarnera – Palermo

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About the Author: Avv. Davide Guarnera

Articolo a cura dell’Avv. Davide Guarnera, avvocato del Foro di Palermo e professionista attivo nel diritto civile e condominiale. Lo Studio offre inoltre un servizio professionale di amministrazione di condomìni a Palermo e provincia, fondato su trasparenza, competenza e attenzione alle esigenze dei condòmini.
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